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lunedì 19 ottobre 2015

UPDATED - Immagine Quantica

INDICE DEI POST 


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Questo blog è assolutamente speciale. Sono i capitoli di un libro dinamico, per cui è opportuno, per poter capire il contenuto di un certo post, leggersi i post che lo precedono, altrimenti alcuni argomenti potrebbero risultare incomprensibili. Chiedo al cortese lettore di essere paziente e di spendere un po' del suo tempo per condividere con me i suoi commenti e le sue critiche, affinché mi aiuti a migliorare i concetti, il lessico, l'esposizione. 

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UPDATE

Un sentito e cordiale ringraziamento a tutti coloro che hanno avuto (e avranno la costanza di leggere questo post) e magari studiarlo bene e commentarlo. Come vedete ho alzato di molto il tiro e le cose che scrivo non sono affatto facili e soprattutto non sono banali. Tutto quello che espongo è confortato e validato dall'esperienza: posso provarlo di fronte a chiunque (l'ho già fatto). L'unica difficoltà è per certuni che mi hanno chiesto ripetutamente di insegnare loro questa semplice ma difficilissima scienza. La difficoltà consiste essenzialmente nell'avere un grande coraggio quando si vede l'immagine di sè stessi. Un grandissimo coraggio! 

SEMPRISSIMO, L'IMPIETOSO CREATORE DI IMMAGINI, TI PRESENTA ILTUO RITRATTO, PER COME VERAMENTE SEI. A VOLTE L'IMMAGINE E' TRAGICA, A VOLTE ALLEGRA E SANA.

L'immagine quantica dice quanto del tuo potenziale hai investito nella vita e te lo dice icasticamente.

IL PROSSIMO POST SPIEGHERA' IL RAPPORTO TRA IMMAGINE, QUANTICO ESISTENZIALE E CAMPO DI APPLICAZIONE.

UN POST DIFFICILE DA STUDIARE ED ULTRA-DIFFICILISSIMO DA METTERE IN PRATICA NELLA VITA.

Grazie per la vostra cortese attenzione e...A presto.

Daniele Bernabei

 

Tanti anni fa, venti per l'esattezza, cominciai a studiare le immagini dei sogni. Avevo conosciuto un funzionario del SISMI che si interessava di meccanica quantistica. Per un po' di tempo ci siamo tenuti in contatto fino al 2000.

Nel 1997 in occasione di un congresso internazionale presentai all'Accademia delle Scienze di Mosca la relazione inserita in questo post. Il testo è molto difficile, più ostico di quelli che ho postato in precedenza.  

Il testo risente degli anni trascorsi ma nell'insieme è ancora abbastanza attuale.

L'intento è quello di spiegare agli addetti ai lavori il concetto di diade (presente nei sogni), il concetto di triade Matrix (presente nei sogni) che ho già trattato nella relazone "Family", il concetto di immagine quantica che si formalizza nell'iperspazio dell'IO-A-PRIORI.

Ritorna ancora una volta il tanto citato "SEMPRISSIMO" che qui spiego in modo totalmente diverso. Nello spazio astronomico è pressochè impossibile determinare le traiettorie di tre corpi celesti in interazione tra di loro come massa, velocità, forza gravitazionale.

Ritorna qui l'effetto farfalla che ho gia trattato e che Poincaré espone in modo magistrale (vedi inizio relazione). 

L'impossibilità di prevedere una situazione in modo esatto.

Nei sogni non è così. Se si sanno leggere le immagini la previsione che essi rappresentano è sempre esatta. Anzi SEMPRISSIMO esatta. La computazione onirica tiene conto di tutte le variabili vettoriali che determinano il muoversi, nella vita, del soggetto sognatore. La sintesi risultante è sempre e comunque un' immagine, o meglio una story dream che ritrae la situazione esistenziale del soggetto sognatore. La storia cambia attimo per attimo e così le immagini. Nelle diaidi ossessive no. Il format della telenovela rimane immutabile (diade tanatica), quello che varia sono solo gli scenari ma il copione è sempre lo stesso: Il CICLO 8 citato nel post O.I.M.

Dopo questa discorsiva premessa passo alla trattazione dell'argomento.

 Chi riesce ad arrivare alla fine avrà come premio un sogno chiarificatore. Chi riuscirà a capire  metta subito in pratica quello che ha letto.

 Chiunque capirà perchè insisto  tanto sullo studio dell'informatica, sui diversi modi di computare: digitale, analogico, quantico.


 
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ottobre 1997

Daniele Bernabei



                                   PRIMO CONGRESSO MONDIALE
                                                            DI
                                              ONTOPSICOLOGIA





L'IPERSPAZIO DELL' IO A PRIORI



Accenno qui all'impossibilità di descrivere  matematicamente un certo fenomeno, in modo esatto.
Per  un'esaustiva trattazione rimando al primo  e  terzo capitolo  (Determinismo  e predicibilità  -  Determinismo  e caos) del volume “Il CAOS - Le leggi del disordine” edito da “Le Scienze S.p.A. - Gennaio 1991.


Molte  volte  ho  discusso la  definizione  del concetto  di entropia e quasi mai ho trovato interlocutori  sufficientemente  ordinati, quasi  che  l’argomento stesso fosse fonte di disorganizzazione.
Soprattutto  nella  branca della psicologia  sistemica  e cognitiva  ho  rilevato questa  situazione,  quando  diversi colleghi, sapendo che sono stato responsabile  della sicurezza  dei  sistemi informativi della  mia  azienda,  mi domandavano: Ma  se  l’uomo, in  quanto  elaboratore  d’informazioni,  è simile ad un computer allora che  sicurezza c'è che i dati che  computa siano esatti?

E  la  domanda  non è per nulla  inammissibile  poiché  una risposta  in  tal  senso, per quel che mi  risulta,  non  mi sembra sia stata data.
In  questa sede si fornisce ancora qualche  notizia  (ampliabile  coi succitati testi) riguardo all'impossibilità  di addivenire  ad  un a misura esatta,  deterministica e predittiva di  un fenomeno, ivi compreso l’evento “Uomo”, applicando i principi e i metodi della cosiddetta "scienza ufficiale". E si insiste  vieppiù  su tale linea essendo molta della psicologia  attestata su  ricerche di modelli che spieghino un qualcosa in  quanto causa,  come precessive simbolizzazioni di eventi a  venire, invece che costanti di forma adimensionali.

Ci sono certi andamenti  evolutivi  i cui valori  non sono  conoscibili a-priori (alcuni invece si  attestano  su ciclicità di periodo due o quattro o vanno a zero, ecc.). Di essi si conosce bene la funzione che questi valori genera ma non  le innumerabili varianze.


Poincaré già nel 1903 affermava:

Una causa piccolissima che sfugga alla nostra attenzione  determina  un  effetto considerevole  che  non  possiamo mancare di vedere, e allora diciamo che l’effetto è  dovuto al caso. Se conoscessimo esattamente le leggi della natura e la situazione dell’Universo all’istante iniziale, potremmo prevedere esattamente la situazione dello stesso universo in un  istante  successivo. Ma se pure accadesse che  le  leggi naturali non avessero più alcun segreto per noi, anche in tal caso potremmo conoscere la situazione iniziale approssimativamente. Se questo ci permettesse di prevedere la situazione successiva con la stessa approssimazione, non ci occorrerebbe di più e dovremmo dire che il fenomeno è stato  previsto, che è governato da leggi. Ma non sempre è così; può accadere che piccole differenze nelle condizioni iniziali ne producano  di  grandissime nei fenomeni finali. Un  piccolo  errore nelle prime produce un errore enorme nei secondi. La  previsione diviene impossibile e si ha un fenomeno fortuito


Per descrivere matematicamente un sistema bisogna  innanzi tutto scegliere le variabili che siano in grado di rappresentarlo significativamente.
Il  numero  delle variabili scelte definisce i  gradi  di libertà del sistema.
La  traslazione o spostamento di un corpo lungo una retta  possiede  un solo grado di libertà poiché è sufficiente conoscere la  sua ascissa   in relazione ad un punto  origine  arbitrariamente stabilito.
Un pianeta osservato in uno spazio euclideo, possiede tre gradi  di libertà  che ne definiscono l'attuale posizione  apparente, non  tenendosi  conto  del tempo che la luce  ci  mette  per arrivare fino a noi e delle curvature provocate dalle  masse gravitazionali.
Due pianeti possiedono, sempre nello spazio euclideo, sei gradi di libertà; ossia per descrivere dove si trovano ad un certo istante occorrono giusto sei variabili  di posizione.
Però se vogliamo conoscere ad ogni istante la loro  posizione  occorre anche sapere le velocità associate a  ciascun grado  di  libertà, la velocità nelle coordinate  x, y, z, tanto per essere chiari.
In altre parole: la quantità di moto di ciascun pianeta è data dalla massa moltiplicata la velocità.


Un  automobile  a 100 km\ora avrà una  quantità  di  moto superiore  ad  una  che procede ad 80 km\ora  e  quindi  una quantità di energia (cinetica) superiore.
Lo stato del sistema sarà dato da tre variabili di  posizione e da tre variabili di quantità di moto per un totale di SEI variabili.
Ognuna di queste variabili è una dimensione del sistema.
Lo  stato di un pianeta quindi è descrivibile  attraverso sei dimensioni; quello di due pianeti con 2x6 (12) dimensioni. 


Lo  spazio  così definito è detto spazio delle  fasi.  In questo  spazio  è possibile con dodici  equazioni  differenziali rappresentare l’evoluzione del sistema nello spazio.
La risoluzione, o meglio l'integrazione del problema dei due corpi celesti, consiste nel trasformare il sistema in 2x6  equazioni  in  un  sistema di 6x2 equazioni  equivalenti  a  sei pianeti ognuno con un grado di libertà.
Se  i sistemi sono lineari (ossia rappresentabili  attraverso l’equazione della retta (ax+by+z=0) allora è possibile l’integrazione.


Se i sistemi non sono lineari, il che vuol dire che non è possibile  scomporli in N sistemi indi-pendenti con un  grado di  libertà, allora il modo secondo cui si  caratterizza  lo spostamento  (o l’evoluzione del sistema) non è  quasi  mai rappresentabile tramite integrazione.
Alcuni sistemi non lineari semplici come il movimento del pendolo (semplice) sono tuttavia integrabili.
Nella  meccanica tutti i sistemi  (meccanici)  possiedono almeno  una costante di moto tra cui primaria è l’energia  e questa  è  rappresentabile mediante  una  ipersuperficie  di energia,  appunto,  che in un certo spazio di  fase  risulta costante  ed uguale a 2N-1 dimensioni essendo l’energia  la dimensione rappresentata.
Potendo  calcolare l’energia del sistema, significa  che è possibile calcolare le  altre  dimensioni  o costanti di moto e quindi il sistema di equazioni è integrabile e pertanto, per come abbiamo ora detto, trasformabile  in N sistemi ad una dimensione per cui le costanti di moto sono N  e  la traiettoria del punto rappresentativo  il  sistema nello spazio delle fasi è rappresentato solo da N dimensioni.
Se  invece   l’ipersuperficie di 2N-1 dimensioni  non  è integrabile allora è impossibile trovare N costanti di moto. La traiettoria dei corpi è molto libera e si muove  in una ipersuperficie più ampia di 2N-1  dimensioni.
Per  N=2  i problemi integrabili sono quelli rappresentabili mediante matrici bidimensionali, inviluppate secondo due assi di simmetria circolare in  cui  la traiettoria  nello spazio delle fasi assume la forma  di  una ciambella, in geometria: ”toro”.
All’interno  di questo spazio a forma di  ciambella  si svolgono le traiettorie-orbite.
Quindi  per N=2 i problemi integrabili sono tutti  quelli che  si collocano nello spazio delle fasi su tori di  dimensione due.
QUESTA FORMA RAPPRESENTA (anche) LO SCHEMA DELLA ORGANIZZAZIONE FUNZIONALE DELL’ ORGANISMO VIVENTE. LE ORBITE AL SUO INTERNO  SONO LE COMPUTAZIONI CHE QUESTO SISTEMA E IN  GRADO DI  ESEGUIRE  E  SONO SOGGETTI AD  UN  VINCOLO  NON  BANALE, ESPRESSO DAL POSTULATO DELLA OMEOSTASI COGNITIVA.
IL  SISTEMA  NERVOSO E’ ORGANIZZATO (O SI  ORGANIZZA)  IN MODO DA COMPUTARE UNA REALTA’ STABILE DANDO FORMA A CERTE QUANTITA' DI ENERGIA.
Questa  conclusione la troviamo a pag.305  di  “Observing Systems”  di Heinz von Foerster, uno dei massimi esperti mondiali di cibernetica. Le premesse di Foerster  sono però di ordine  neuro-fisiologico  e tendono a definire come  si  costruisce la realtà biologica e cognitiva.

Allora:  i problemi integrabili sono  quelli  risolvibili cognitivamente  e quindi sembrerebbero alla portata dell’IO-logico-storico secondo  un  proprio “modus  operandi”.
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La computazione di questo spazio appartiene a quello che la scienza Ontopsicologica identifica anche  come ciclo biologico. Questa computazione ha la caratteristica di essere ricorsiva sia nella filogenesi sia nell'ontogenesi in quanto autopoiesi coordinata su vettori informatici  fissati su memorie cicliche (DNA Biologico).


Essendo tale computazione programmabile (DNA) e ricorsiva, in quanto posta nello spazio-tempo, è possibile allora utilizzarla per costruire anche processi  costanti e ripetitivi tali da simulare attività mentali  (p.e. ossessioni mentali, pensieri ricorrenti, coazioni a ripetere, ecc.) capaci di  posizionarsi come memorie biologiche neurali permanenti con il preciso scopo di invadere ed arrestare la creatività del ciclo psichico.
Lo spazio dell’IO-computazionale-logico-meccanico allora sarebbe uno spazio ristretto che non rende  ragione dello spazio dei problemi non integrabili che però REALMENTE sussistono.
         
Le traiettorie descritte da un punto-sistema non integrabile,   sempre a due gradi di libertà, si collocano su ipersuperfici a tre (2x2-1) dimensioni. Pertanto quando il numero delle dimensioni delle ipersuperfici è superiore a due i problemi di meccanica non sono più integrabili, ossia non computabili dall’IO logico-cognitivo succitato. Le  traiettorie assumono un andamento stocastico e nell’ambito della computazione toroidale sembra che tale moto sia legato al caso.
In altre parole quando i corpi sono tre o più di tre o non seguono l'equazione della retta (ad esempio tre palle di biliardo che si urtano contemporaneamente) non è assolutamente possibile predirne il comportamento. Questo in sintesi è il problema dei tre corpi, posto da Poincaré all'inizio di questo secolo, che resiste ancora a tutti i tentativi di soluzione.
Le traiettorie sono indeterminabili non solo nella misura ma anche nella forma!
Per ritrovare la perduta costanza di forma che  individua e  specifica  il  sistema nelle  sua  dimensione   “energia” bisogna sapere dove stanno e come si computano le altre 2N-1 dimensioni di ipersuperfici.
E se esse sono date e sono in qualche modo computabili, allora questa computazione deve accadere in uno spazio non chiuso in quanto immagine/forma a-priori della possibile successiva azione dell'Io logico-cognitivo
Questo a-priori, così come viene esposto è una conseguenza di un ragionamento logico che di-mostra  la preesistenza di campi ignoti alla  speculazione dell’Io bidimensionale suddetto.
Tali  campi possono essere considerati come  punti di  ordinata e organizzata accumulazione energetica di  un unico campo unificato.


Passiamo adesso ad un'altra forma espositiva correlabile a quanto finora detto.
Il campo unificato è un "agente universale", i punti di accumulazione energetica sono i cosiddetti "punti forza" del "campo semantico", le costanti di moto sono i vettori che trasducono informazioni da un punto forza di campo ad un altro punto e ne determinano lo spostamento e la trasformazione. Ciò implica una differenza fondamentale rispetto ai criteri di osservazione della meccanica classica e di quella quantistica.


L'osservatore della meccanica classica è "neutro" e non influisce, almeno così si dice, sugli oggetti osservati.
Nella meccanica quantistica l'osservatore non è neutro e quindi non può determinare simultaneamente la velocità e la posizione dell'oggetto osservato in quanto la misurazione varia (disturba) lo stato dell'oggetto medesimo.


Nel campo semantico invece l'osservatore (il trasducente) è attivo, esso immette nell'oggetto osservato (il trasdotto) i valori dei vettori che  determinano la quantità di energia investita e ne formalizzano verso, direzione e scopo. 

L'oggetto osservato è il punto di applicazione di questi vettori. L'insieme di tutti i vettori si codifica e specifica in "quanto immagine"  (immagine quantica).
I percorsi di trasduzione sono rappresentabili medianti grafi o reticoli orientati, l'insieme dei nodi e delle linee che congiungono i nodi identifica la rete semantica di trasduzione.


Ciascun nodo è caratterizzato dalla possibilità di costruire innumerevoli matrici  ISOpercettive  del reale nel passaggio estero-propriocettivo, relativamente al linguaggio base del percipiente (ISO di natura). Tutti i nodi sono altresì caratterizzati da una matrice allo-percettiva (standardizzazione), quale strato neurale intermedio di (matrice riflessa)  SLIDE 5, non osservabile direttamente, che imbarattola (cfr. "Progetto Uomo"- A. Meneghetti, cap. "La Psicologia del Barattolo") - tutta l'attività ISO-percettiva riducendola ad una ed una sola coazione-ciambella (coazione a ripetere).
Tale computazione ciambella non è altro che la diade psicologica ossessivo-ripetitiva rappresentabile come un'ellittica i cui due fuochi (così sono detti i due punti interni a questa figura geometrica piana) sono  due corpi diadici in relazione univoca all'interno dell'ellisse (un circuito ovale tanto per capire) il cui perimetro è definito dalla rotazione del corpo dipendente.
Attenzione ora al passaggio. SLIDE 10
Consideriamo tre corpi nello spazio, così nominati  SLIDE 20
 

S = Satellite
P = Pianeta
E = Egemone


Il moto di S è determinato, secondo quanto è stato prima detto, dalla risultante di sei vettori (che  dal punto di vista ontopsicologico possono identificarsi con sei stereotipi). Se osserviamo il moto di S intorno a P, stando all'interno dell'ellisse, sembra che P non si muova. Ma anche P possiede un suo moto, trascinando anche S, in un diverso sistema di riferimento dove  S, P sono un fuoco di un'altra ellisse in cui E  è il secondo fuoco. 


Questa seconda ellisse rappresenta la diade tanatico-regressiva.


Anche il moto di S,P intorno a E è  determinato dalla risultante di sei vettori.
S e P essendo un sottosistema di E non lo possono osservare, quindi, poiché proprio da E dipendono, non usciranno mai dalla loro circoscrizione ellittica.


Questa metafora astronomica esemplifica in modo plastico la dinamica bidiadica del monitor di deflessione nel contesto familistico, esattamente com'è spiegato, in maniera più estesa e circostanziata, nell'altra mia relazione sulla famiglia.

 L'amplificazione di tali dinamiche in tridiadiche, tetradiadiche, ecc., tende a rappresentare il modo meccanico attraverso il quale il m.d.d. meccanicizza l'universo della dialettica uomo simulando e deflettendo, sempre in modo meccanico, le immagini quantiche non integrabili scaturite originariamente dagli a-priori metafisici.


E queste catene di "moventi" a loro volta "mossi", le cui primarie mitosi biopsichiche si perpetrano all'interno della famiglia, somigliano alle tecniche multilevel delle strategie di network marketing, made in U.S.A. il cui obiettivo consiste nella saturazione progressiva e mantenimento in leveraggio (bisogno indotto e fittizio) dell'area target designata. E così pure procede la scienza che insiste nella ricerca secondo il modello dualistico e contraddittorio impostato su assiomi validi solo nelle loro rispettive ontologie regionali.


Ma come abbiamo dimostrato, in verità ad usum delphini, esiste uno spazio-tempo inaccessibile al procedere scientifico di riduzione e successiva integrazione binaria.
E qui si dovrebbe aprire il discorso su come iniziare il cammino verso la conoscenza di sistemi aperti i cui gradi di libertà riferiscono necessariamente alla libertà del CHI ESSERE in quanto principio, specificità ed individuazione per risolvere l'uomo quale "problematica aperta la cui soluzione (citando la frase d'apertura di "Ontopsicologia Filosofica" del prof. Meneghetti) resta in dipendenza di un valore da realizzare". 

E proprio nella trasduzione informatica di campo, positiva secondo la posizione del ricevente, risiede tale soluzione contingente e costante, ossia nella capacità di cogliere l'istante continuo della formalizzazione dell'immagine quantica, apriorica l'irreversibilità dell'azione storica.


L'immagine quantica nel suo a-priori è proporzione unitaria per l'applicazione prossima dell'ottimale possibile precessivo il reale. Ciò significa l'integrazione di tutti i vettori di campo, indipendentemente dal loro numero, provenienti da molteplici punti forza trasducenti e unitariamente convergenti in un punto forza ricevente  trasdotto. La lettura dell'immagine quantica risultante, scevra da computazioni aggiuntive, consente al ricevente di esplicitare espansivamente nel reale azione positiva, riflettendo l'universale respiro ontico del proprio esserci.
E in quest'iperspazio, in cui si dilegua ogni dubbio, ecco sciogliersi nel campo psichico il famoso problema dei tre corpi posto, oltre un secolo fa, nel campo fisico dall'esimio prof. Henrì Poincarè.
Il trino è l'uno.
Un cordiale saluto.